63. Un ricordo che ti salva la vita

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Erano arrivati al commissariato e Fede si tratteneva a malapena dal dare un calcio alla porta dell'ufficio, per quanto li stavano facendo attendere... in genere, o almeno negli ultimi mesi, avrebbe avuto molta pazienza... ma in quel momento sentiva l'ansia per Flor mangiarla viva dall'interno.
"Fede! Ehi, stai tranquillo, andrà tutto bene" gli disse gentilmente Matias, toccandogli una spalla.
Il giovane inspirò profondamente, provando a calmarsi.
"Non-non ce la faccio, Matias... è una t-tortura. Flor potrebbe essere in qualsiasi posto, potrebbe e-esserle successo di tutto, e qui siamo in attesa da un'ora, neanche fossimo alle poste!"
Ma non era soltanto quello a tormentarlo. Aveva visto una figura passargli accanto a tutta velocità e gli sembrava molto simile a Franco, il tennista... suo fratello! In qualche modo sentiva che in qualunque cosa fosse successa alla povera Flor sarebbe stato coinvolto anche lui.
Una donna lasciò l'ufficio. Sembrava che si stesse lamentando perché, presumibilmente, una cameriera le aveva rubato un bracciale.
"Maledizione, ne esistono a migliaia, di bracciali! Mi sembra di sentire la mia ex!" sussurrò a fior di labbra il giovane, facendo attenzione a non farsi sentire.
"Te ne sei ricordato!" esclamò Matias, raggiante. "Delfina ha inscenato la sparizione di un braccialetto per far cacciare Flor..."
"Per fare cosa?" ripeté lui... poi la scena gli si delineò davanti agli occhi: la donna che diceva di aver perso il braccialetto, faceva diventare tutti matti, e poi il braccialetto che, misteriosamente, compariva nella camera di Flor, più precisamente tra le sue mani.
"Sono stato un idiota, maledizione" sospirò. "E se non la trovo divento matto, sul serio..."
"Prego" disse una guardia, facendo cenno verso di loro.
Entrarono tutti e quattro in ufficio.
"Salve" disse il commissario, seduto dietro la scrivania.
"Buonasera" lo salutò Felipe. "Vengo a sporgere una denuncia per scomparsa."
"A nome di chi...?"
"Felipe Augusto Calderòn De La Hoya, Conte di Kricoragan" rispose l'uomo.
"Il fratello del Conte Massimo?" chiese il commissario.
"Sì, certo" rispose Felipe. Certo: un umile medico era meno conosciuto di un donnaiolo perdigiorno come suo fratello.
"Nome e dati del soggetto scomparso?"
"Florencia Santillàn-Valente. All'anagrafe potrebbe essere segnata come Fazarino, però... perché ha scoperto da poco tempo che il cognome del suo padre biologico era diverso. Ha vent'anni, è nata il 26 agosto del 1984 a Buenos Aires." intervenne Fede. "È una ragazza con i ricci, castana, gli occhi verdi... è alta e magra... e ha una macchiolina qui, sulla fronte."
"E lei è?" chiese il commissario.
"Lui è il fidanzato della signorina" intervenne Matias. "Federico Fritzenwalden."
"Sì, infatti... la denuncia la faccio a mio nome perché, sa com'è... siamo preoccupati, abbiamo urgenza di sapere cos'è successo a Flor."
"Non sarà un po' troppo geloso della sua ragazza?" chiese il commissario.
"No, non sono geloso. Cioè, sì, sono geloso... ma in questo momento non c'entra niente, la prego! L'ha chiamata una donna che in passato le ha fatto del male, la madre di sua sorella Del... beh, insomma, una persona che in passato l'ha fatta soffrire molto, dicendo che aveva bisogno d'aiuto... e Flor è buona, molto buona, solo che... che..."
"Tranquillo, tedesco" gli sussurrò Matias.
"Senta, non capisco niente. E comunque a che ora si è allontanata da casa, la signorina?" chiese brusco il commissario.
"Alle tre e mezza."
"Sì... per arrivare alle quattro nel luogo dell'appuntamento" continuò Felipe, "la tenuta De La Hoya."
"Ma allora lo sapete dov'è!" sbottò il commissario. "Non fatemi perdere tempo, andate via."
"Non è più lì, accidenti!" sbottò Fede. "Quest'uomo ha detto che se Flor non fosse tornata entro tre ore sarebbe stata in pericolo, e ne sono passate quasi il doppio. Alla tenuta ho provato a chiamare mentre eravamo qui ad aspettare miss Braccialetto Smarrito e ha risposto una cameriera, terrorizzata, dicendo che Flor non si trovava più lì, che si era sentita male ed era stata portata via in una macchina nera!"
"Senta, questa storia è fin troppo intricata" disse il commissario. "E ora le consiglio caldamente di smetterla, o penserò che sia stato lei a fare..."
"Il signor Fritzenwalden si farebbe uccidere per la signorina Florencia!" esclamò Matias. "Una volta ha rischiato di morire in un incendio, per salvarla, co/missario... per quale motivo avrebbe dovuto farle del male, me lo spiega?"
"L'incendio..." sussurrò Fede. Era pallido come un fantasma. Davanti ai suoi occhi si delineava chiaramente la scena di un incendio. Un tizio che gli parlava al telefono, dei ru/ori, Franco che implorava aiuto... ed anche la voce di Flor che gridava. E poi il vecchio capannone in lamiera, detriti dappertutto che ostruivano il passaggio... Franco in mezzo alle fiamme, lui che l'aveva trascinato via di forza... e poi...
"Flor! Flor è rimasta là dentro!" esclamò Franco, nella sua mente.
Lui tornò indietro a prenderla, gettandosi nel fuoco e invocando il suo nome... sperava che gli rispondesse, che lo aiutasse a trovarla per tirarla fuori di là.
"Il fuoco... il fuoco..." sussurrò, pallido e tremante.
"Fede! Fede!" Felipe gli fu subito accanto e gli prese il polso tra le dita: i battiti erano frenetici e lui sentiva anche da sé che la sua fronte era bollente.
"Non posso più aspettare!" esclamò, precipitandosi fuori. "Se voi non volete aiutarmi, la cercherò da solo, dovessi girare tutta la città per farlo, maledizione!"
"Fede!"
"Tedesco!"
"Signor Federico!"
Pedro, Matias e Felipe gli corsero dietro. Il giovane, però, sembrava quasi avere le ali. Si precipitò a casa per prendere il fioretto... se Flor fosse stata legata, come quella volta, voleva tagliare le corde il più in fretta possibile. Era assurdo, irrazionale, folle, ma quella visione lo stava tormentando.
Mentre usciva, vide il volto pallido di Alicia.
"Piccola... ehi, che cos'hai?" le chiese.
"Fuoco... fuoco..."
Anche lei sembrava aver avuto la stessa visione.
"Franco... Flor... fuoco..." riprese a balbettare, tesa.
"Quando hai avuto questa visione?" le chiese lui.
"Poco fa..." balbettò la piccola.
"Vado a cercarli, stai tranquilla." le disse Fede.
"Fammi venire con te... ti prego!" gli sussurrò Alicia in tono supplichevole.
"Piccola, è troppo pericoloso" le disse Fede, accarezzandole il viso.
"Ti prego, voglio venire con te... per favore..." supplicò Alicia.
"Senti, tedesco: è meglio che ci sia anche lei... non riusciremo mai a dissuaderla. Starà con me, d'accordo?" gli disse Matias, "edendo che la ragazzina non si sarebbe lasciata dissuadere facilmente.
"Va bene" capitolò il giovane. "Pedro, tu rimani qui, ti prego... e tieni tranquilli gli altri." Non sapeva perché, ma in quel momento aveva fiducia in lui.
"Fare attenzione, lei, Herr Federica." supplicò Greta, in lacrime.
"Lo farò, te lo prometto" la rassicurò il giovane, asciugandole il viso coperto di lacrime.
Anche Felipe volle unirsi a loro: nel caso ci fosse stato bisogno di un medico voleva essere sul posto, senza attendere l'arrivo di un'ambulanza, almeno per prestare i primi soccorsi.
Intanto Franco aveva rincorso la macchina nera per un lungo tratto, sperando che accadesse qualcosa, qualunque cosa. L'auto aveva i vetri oscurati... e sembrava, dalla descrizione fatta da Fede, la stessa che a momenti lo investiva. L'auto si fermò improvvisamente in una stradina deserta, vicino ad un binario morto della stazione ferroviaria. Vedendo questo, Franco si nascose dietro un bidone e compose il numero di suo fratello.
"Franco..." disse sottovoce Fede. Il ragazzo era terrorizzato, ma determinato, e la voce rassicurante di suo fratello gli diede il coraggio di andare fino in fondo.
"Fede... alla stazione... Flor..." sussurrò, ma improvvisamente udì un rumore alle sue spalle e nascose precipitosamente il telefoäo nel cappotto, lasciandolo attivo, ma coprendolo con la sua giacca.
Fede coprì il suo con le mani, per non farsi sentire, e sussurrò, rivolto a Matias: "Fammi mettere il telefono sotto controllo, presto! Dobbiamo trovarlo!"
Matias si allontanò di qualche passo e chiamò il numero d'emergenza. Fede si portò di nuovo il telefono all'orecchio, sperando che la chiamata fosse ancora in corso... e sentì quello che stava accadendo dall'altra parte.
"Che ci fai tu qui... moccioso?" lo apostrofò una donna con il volto coperto da una calza, strappandogli di mano il telefono.
"Chi è lei? Che è successo a Flor?" chiese Franco, fuori di sé dall'ira.
Neanche il tempo di pensare che il povero ragazzo ricevette un pugno allo stomaco. La figura incappucciata lo tenne bloccato a terra, con l'aiuto di un'altra persona, poi Franco sentì una dolorosa puntura al braccio destro.
"Molto bene." disse ridendo la donna. "Portiamolo dentro insieme alla piccola cardo."
Il povero Franco venne sollevato di peso e spinto in una vecchia baracca, insieme a Flor... poi entrambi furono legati alle pareti.
Improvvisamente Alicia, visto che Fede se ne stava in silenzio, si staccò dalla stretta di Matias e lo raggiunse.
"Aspetta... potrebbe essere folle, ma ci devo provare..." pensò Fede. "Venite, presto!"
C'era un rumore di ferraglia, come quella dei treni... una porta che si chiudeva, facendo un tremendo baccano...
"La vecchia baracca" esclamò Fede. "L'hanno rimessa in piedi, dopo l'incendio, ma non reggerà a lungo, quindi vogliono darle fuoco questa notte!"
"Alla fine dei binari..." sussurrò a sua volta Alicia.

La voce del mio principe ||Fedecienta||Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora