Ti porto via da qui

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WpMetadataNoticeLast published Fri, Jul 4, 2025
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Fiction
Romance
Amelia ha vent'anni e vive a Liria, un piccolo paese di mare dove l'inverno somiglia a una resa. Dopo una fuga mai davvero raccontata, si è rifugiata nella stanza sopra un bar semi vuoto e in giornate tutte uguali. Lavora al Faro Stanco, serve caffè con lo sguardo basso e annota frasi che non leggerà mai a nessuno. Ha smesso di cercare legami, e ha imparato a proteggersi con il silenzio. Alex ha ventitré anni e arriva a Liria quando nessuno arriva. Dice di essere lì per lavorare in un piccolo laboratorio di falegnameria, ma la verità è che cerca qualcosa che nemmeno lui sa spiegare. Il suo passato è inciso dentro, ma lo tiene nascosto sotto una calma che a volte sembra disinteresse, altre volte solo dolore ben educato. Il loro primo incontro è una crepa impercettibile nella monotonia. Nessun colpo di fulmine, solo uno sguardo in cui qualcosa si riconosce. Lentamente, quasi contro la loro volontà, iniziano a condividere gesti, silenzi, abitudini: un caffè sempre uguale, una camminata dopo il lavoro, un appoggio che non chiede spiegazioni. Non flirtano. Non si rincorrono. Si riconoscono. Ma l'intimità non è semplice per chi ha imparato a stare solo. Amelia si chiude appena qualcosa la tocca troppo da vicino. Alex scompare per giorni senza preavviso, quando i suoi nodi interni tornano a stringere. Si feriscono senza volerlo, eppure ogni volta sembrano ritrovarsi più veri. Quando Amelia rivive un dolore che credeva sepolto, tutto si spezza. Eppure è proprio nella distanza che comincia a capire: forse non ha bisogno di essere salvata, ma di qualcuno che resti. Anche Alex, per la prima volta, smette di fuggire. Confessa un frammento di sé che non aveva mai detto a nessuno. Non per ottenere qualcosa, ma per esserci davvero. Insieme imparano che l'amore non è guarigione, ma presenza. Non serve a chiudere le ferite, ma può renderle più leggere da portare. Nel finale, non sono "felici e risolti", ma veri e presenti. E questo basta.
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Non tutte le storie iniziano con un colpo di fulmine. Alcune iniziano per sbaglio. O per noia. O perché hai dimenticato di iscriverti al corso che volevi. Riley Wilson ha diciassette anni, due fossette per disinnescare qualunque situazione e un talento innato nel procrastinare i compiti scolastici. Vive con sua madre, il compagno di lei, e una costante sensazione di "sto facendo del mio meglio, giuro". Quando si dimentica di iscriversi al comitato scolastico, finisce per pura disperazione nel club di scrittura. Un dettaglio non da poco, considerando che lei non scrive. A parte messaggi WhatsApp troppo lunghi e post-it dimenticati nei jeans. Lì incontra Liam Tremblay. Capelli ricci, occhi verdi, mani sempre sporche d'inchiostro. Liam è il tipo che osserva in silenzio, legge romanzi lunghi mille pagine e scrive in quaderni che non fa leggere a nessuno. Non si erano mai davvero parlati. E, sinceramente, non avevano nemmeno mai pensato di farlo. Ma qualcosa cambia. Un commento ironico, una camminata sotto la luna, una videochiamata che dura più del previsto. Riley e Liam iniziano a conoscersi, senza nemmeno rendersene conto. Non è una storia veloce. Non è una storia urlata. È qualcosa che cresce a piccoli passi, come quando giri le pagine di un libro e ti accorgi che non vuoi più smettere. Non è (ancora) una storia d'amore. Ma potrebbe diventarlo, pagina dopo pagina.

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