Rockstar

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 La sera del 26 dicembre giunse in fretta. I numerosi fan di Brian Malloy, di età compresa tra i dodici e i quarantacinque anni, non desideravano altro che incontrare il loro idolo e godersi i pezzi del suo album d'esordio. "Dancing with demons" era già disponibile in tutti i negozi dal 14 dicembre e, nel giro di una settimana prima dell'inizio del tour, furono vendute trecentomila copie nel Regno Unito, conquistando il tanto agognato disco di platino. L'artista aveva dedicato tre anni a questo primo progetto e si sentiva soddisfatto perché, a soli ventitre anni, aveva molta gente dalla sua parte che lo supportava e lo aiutava a farlo conoscere. Il primo singolo estratto, un brano dedicato all'amicizia che lo legava a tutti i membri della band di supporto, era primo in America, Italia, Spagna e Finlandia. Morova era la seconda tappa dell' "Amazing rock World Tour" e si stimava che sarebbero state presenti circa tremila persone. Aveva sempre pensato che il mestiere del cantante sarebbe stato solo un magico sogno chiuso nel cassetto per sempre, ma grazie a John Parsons, produttore discografico di grande fama mondiale, conosciuto nell'ottobre 2005, il suo destino aveva stravolto le carte in tavola. Prima di quell'emozionante incontro, Brian si fece conoscere come frontman degli Happy ghosts, una rock band che proponeva brani inediti scritti da lui e dal chitarrista Tom Blake e cover di musicisti del calibro di Nirvana, Led Zeppelin e Muse. Grazie al gruppo, costituitosi nel 2000, conobbe Francis Horan e Steve Cox, il batterista e il bassista dell'attuale band di supporto, nonché suoi migliori amici. Quando gli Happy ghosts si sciolsero, Brian decise di provare a intraprendere una carriera solista, continuando a lavorare con i suoi migliori amici. Per finire si unì Frederic Myers, chitarrista alquanto elogiato con quattordici anni di esperienza alle spalle. Il progetto poté essere concretizzato, con la speranza di guadagnare ampie intese. Tanta gavetta e un po' di fortuna furono sufficienti per farsi conoscere e amare da milioni di fedeli fan distribuiti in ogni parte del mondo . La stampa lo aveva considerato "il nuovo re del rock" e il tour mondiale era la prova efficiente per convincere tutti riguardo il titolo assegnato.

Verso le nove, Margaret Sunday era già gremita di persone su di giri per via dell'evento che attendevano con ansia da diverso tempo. C'erano ragazzine scatenate con magliette a girocollo arricchite dalle immagini del loro beniamino, donne dal make – up eccessivo in prima fila, con la speranza di riuscire a fare colpo su Brian, uomini e adolescenti esaltati che urlavano a squarciagola il suo nome, accompagnati da molti altri. Melanie, Joy e Bianca erano riuscite a prendere dei posti in prima fila, anche loro emozionate e contagiate dall'euforia della folla. La sera era limpida, il cielo pieno di miriadi di stelle simili a puntini d'oro dipinti su uno sfondo nero. L'entusiasmo era incontenibile e univa persone di generazioni opposte nel buon nome della musica. Era faticoso parlare a giudicare dai continui schiamazzi ma tutti erano felici, insieme per vivere un'emozione unica, indelebile nel cuore e nella mente. Il cellulare di Bianca suonò e lei lo prese subito, nonostante la confusione opprimente.

<<Se non sono loro perdo la testa>> sbuffò.

<<Sbrigati o non farai in tempo a rispondere>> intervenne Joy.

Bianca lesse il nome di Tommy sul display e avviò la chiamata.

<<Si può sapere dove diavolo siete finiti? La piazza sembra un manicomio!>>

<<Ok, prima di tutto cerca di mantenere la calma. Billy ha finalmente trovato il suo stupido collare borchiato. Gli ultimi ritocchi e saremo lì in un batter d'occhio>>

<<Gli ultimi ritocchi, peggio di una donna!>>

<<Porca miseria, perché te la prendi con me? Non è di certo colpa mia se quel babbeo non riesce a essere pronto in tempo quando si tratta di appuntamenti!>>

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Onde di urla sfrenate sospesero bruscamente l'acceso dialogo tra i due amici. Brian Malloy era salito sul palco e salutava il pubblico al grido di "Let's rock tonight", seguito da Francis Horan, Steve Cox e Frederic Myers.

<<Che succede?>> chiese Tommy aumentando la voce per farsi capire dalla sua interlocutrice.

<<Il concerto sta per iniziare. Brian e la sua band ci hanno salutati in questo momento>>

Dall'altra parte del telefono si sentì un "porca vacca" e un "muoviti idiota" travolti in poco tempo dai primi accordi di "Dark girls are hot".

<<Tommy! La tua canzone preferita!>>

<<Dannazione! Ok, adesso finiamola qui altrimenti perdo l'intero spettacolo. Grazie coglione, sta cantando la più figa di tutto il Cd>>

Tommy riattaccò, non prima di manifestare il profondo disappunto per via della sua mancata presenza all'esibizione. Sembrava un bambino in preda ai capricci perché la mamma non aveva mantenuto la promessa di comprargli il suo giocattolo preferito. Bianca sbuffò e cercò di spiegare tutto alle amiche, ma solo Joy le prestò attenzione. La mente di Melanie era soggiogata dal calore della voce graffiante di Brian. C'era da ammettere che possedeva anche una presenza scenica a dir poco impressionante. Il ritmo hard – rock della prima traccia, l'inno alle ragazze attraenti dall'anima buia, penetrava nell'umore dell'ascoltatore con la forza fulminea di un colpo di pistola. Il ritornello deliziava i desideri nascosti dell'io femminile c come una tempesta feroce che sovrasta la serenità di un villaggio abbandonato. Ipnotizzava lo spettatore lasciandolo in un vortice di meraviglia infinita. Margaret Sunday sembrava un luogo di culto, incantato da una danza ipnotica dedicata al Salvatore delle anime. Cinque minuti di isterico delirio, come solo i migliori interpreti sapevano suscitare. Gli ammiratori strepitavano e spingevano con il rischio di far male a qualcuno, magari a un ragazzino senza i riflessi pronti. Una ragazza bionda, alta circa un metro e settantacinque, investì Joy, facendola scivolare sul gelido acciaio delle transenne ponderose. L'adolescente le dedicò immediato un gesto poco carino e riprese subito a saltare e cantare con i suoi inseparabili amici. Subito dopo l'esecuzione del brano, il magnetico artista intonò le note di "6th January" , una power ballad composta in memoria della madre Rachel.

Il ritornello comunicava il dolore dell'interprete che l'aveva generato. Tutti ascoltarono in silenzio ogni singola parola del testo. Per Melanie niente era più coinvolgente dell'evento del cantautore emergente più richiesto del momento, né il freddo perseverante, né l'illimitata ressa che la circondava. Non aveva badato neanche alla presenza di Tommy e Billy, giunti in piazza pochi minuti prima della conclusione del nostalgico brano. Le seguenti sei tracce comunicavano speranza, libertà, coraggio, desiderio di amare e lasciarsi andare ai propri sentimenti. Tutti temi cari agli adolescenti e a molti adulti affascinati dal sogno di restare piccoli per sempre. In seguito venne eseguito il successo mondiale, Complicity, accolto con magnanimo consenso dal pubblico. E per finire, Brian e i colleghi eseguirono l'ultimo pezzo, scritto ai tempi degli Happy ghosts, Get your power. Voci di corridoio giuravano che si trattasse del secondo singolo. La canzone esortava a dire no ai giudizi di tutte quelle persone che appartenevano a un sistema omologato e spento.

Your authority is useless

I made my choice

I'll be myself and not your pathetic puppet

Get your power

My friend, don't you wanna be free?

Il pubblico era ancora più euforico e ciò non permise di evitare un indesiderato incontro: Mr Johnson, il proprietario di "Time to shop", scoprì la presenza di Billy e Tommy al concerto. Sua figlia Brianna, tredicenne scatenata e capricciosa, strepitava per raggiungere la prima fila a tutti i costi.

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