La morte di rinquore - Rancore
EVELYN
La palestra odora di sudore rancido, di sconfitta e di rabbia repressa. Ogni passata di spazzolone è un colpo alla mia pazienza già esausta. Alex è dall'altra parte, i muscoli contratti sotto la maglietta, lo sguardo fisso sul pavimento come se stesse cercando di perforarlo con gli occhi. Non ha detto una parola da quando l'allenatore ci ha lasciati soli.
"Contenta, Diaz?" sibila alla fine, la voce carica di sarcasmo. "Il tuo momento di gloria è arrivato. Adesso, tutti sanno che Alex Rodriguez, il re della scuola, è stato punito da una secchiona."
"Smettila di fare la vittima," rispondo, senza smettere di pulire. "Se tu avessi fatto la tua parte, non saremmo qui."
"Ah, quindi è colpa mia?" ribatte, avvicinandosi a me. "Forse se tu non fossi così ossessionata dai voti e dai progetti scolastici, avremmo potuto evitarlo."
"Forse se tu fossi un po' meno egoista e un po' più responsabile, non avremmo questo problema," replico, alzando la voce.
"Responsabile? Sto cercando di ottenere una borsa di studio per il college, Diaz! Ho bisogno di concentrarmi sul football!"
"E gli altri non hanno bisogno di concentrarsi sullo studio per avere un futuro?" urlo. "Non sei l'unico al mondo, Rodriguez!"
La distanza tra noi si è azzerata. Siamo faccia a faccia, gli occhi che si scontrano in una battaglia silenziosa. Sento il suo respiro affannoso e il mio cuore che batte all'impazzata. Non riesco a capire se voglio prenderlo a pugni o scappare via.
"Non mi piaci, Diaz," dice, con una voce bassa e minacciosa. "Non mi è mai piaciuto il tuo atteggiamento, la tua arroganza, la tua mania di sapere tutto."
"Nemmeno tu mi piaci, Rodriguez," rispondo, con la stessa intensità. "Non mi è mai piaciuta la tua superficialità, la tua popolarità effimera, la tua presunzione."
"Allora perché non ti fai i fatti tuoi e mi lasci in pace?"
"Perché non posso! Siamo costretti a lavorare insieme! E tu stai rendendo tutto impossibile!"
La situazione è al limite. Sento che da un momento all'altro potrei esplodere. Mi volto di scatto e riprendo a pulire, cercando di allontanare la rabbia.
"Senti," dico, dopo un lungo silenzio. "Non possiamo continuare così. Non possiamo odiarci a vicenda per tutto il semestre. Dobbiamo trovare un modo per collaborare, anche se ci detestiamo."
"Non so se sia possibile," risponde Alex, con un tono dubbioso. "Non credo che potremo mai andare d'accordo."
"Allora proviamo a ignorarci," propongo. "Io faccio la mia parte del lavoro, tu fai la tua. Non ci parliamo, non ci guardiamo, non ci infastidiamo a vicenda. Possiamo farcela?"
Alex ci pensa su per un momento, poi annuisce lentamente. "Ok. Proviamoci. Ma se tu mi dai ancora fastidio, giuro che... "
"Giuri cosa, Rodriguez?" lo interrompo, sfidandolo con lo sguardo.
"Giuro che ti renderò la vita un inferno," risponde, con una voce piena di rancore.
La promessa è chiara. La guerra è tutt'altro che finita. Anzi, forse è appena iniziata.
Il giorno dopo, in biblioteca, cerco di ignorare Alex. Mi siedo il più lontano possibile da lui e mi concentro sui libri. Ma è impossibile. Sento il suo sguardo addosso, percepisco la sua presenza. È come avere una zanzara che ti ronza intorno alle orecchie senza che tu possa schiacciarla.
Cerco di fare del mio meglio per portare avanti il progetto da sola. Leggo articoli, prendo appunti, cerco dati. Ma mi sento frustrata. Ho bisogno di aiuto, ho bisogno di un confronto. Ma non voglio rivolgermi a lui. Non voglio dargli la soddisfazione di sapere che ho bisogno di lui.
La sera, mentre sono a casa, ricevo un messaggio da un numero sconosciuto.
Ehi Diaz, hai bisogno di aiuto con il progetto? So che ti stai sforzando, ma non ce la farai da sola. -AR
Non riesco a credere ai miei occhi. È Alex. Come ha fatto a sapere che stavo faticando? E perché si offre di aiutarmi?
Esito per un momento, poi decido di rispondere.
Non ho bisogno del tuo aiuto, Rodriguez. Posso farcela da sola.
La risposta arriva quasi immediatamente.
Smettila di essere testarda, Diaz. So che sei brava, ma il progetto è troppo complesso per una sola persona. E poi, non voglio prendere un voto basso a causa del tuo orgoglio. Ci vediamo domani in biblioteca alle tre. Non fare tardi.
Sono furiosa. Come osa darmi ordini? Chi si crede di essere?
Ma, nonostante la mia rabbia, so che ha ragione. Non posso fare tutto da sola. E non posso permettermi di prendere un voto basso.
Con riluttanza, decido di accettare il suo aiuto. Ma non gli darò la soddisfazione di saperlo. Domani mi presenterò in biblioteca, ma non gli rivolgerò la parola. Farò finta che non esista.
Ma nel profondo del mio cuore, so che sarà impossibile. Perché Alex Rodriguez è diventato una presenza costante nella mia vita, una presenza che mi infastidisce, mi irrita e mi sfida.
E, forse, è proprio questo che mi spaventa di più.

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Blue Like The Sky
Literatura Feminina«Il rombo del mio pickup mentre sfreccio lungo Ocean Drive è la colonna sonora perfetta per una mattina a Miami. Sole, palme, e la consapevolezza che sto per iniziare l'ultimo anno di liceo. Già, l'ultimo. Una tappa fondamentale prima della vera vit...