Mi sveglio a mattina inoltrata per i rumori dei lavori che stanno svolgendo gli operai dall'altra parte della strada, credo si sia rotto un tubo o qualcosa del genere. Mi affaccio alla finestra e vedo uomini che lavorano senza sosta per riparare una crepa sull'asfalto dalla quale zampillava acqua.
Ancora un po' stordita dal risveglio scendo in cucina per fare colazione, sul tavolo trovo un biglietto della mamma nel quale mi dice di essere uscita a fare compere che in caso avessi bisogno di aiuto posso chiamare papà, vorrei davvero salutarlo, sono arrivata già da quattro giorni e ancora non l'ho visto.
Sento dei rumori provenire dal garage lascio cadere il biglietto sul pavimento e vado verso la porta silenziosamente.
- Ciao Sarah! - Sospiro e mi portò la mano al petto quando realizzo che ad aprire la porta e ad urlare è stato proprio mio padre.
- Mi hai fatto prendere uno spavento accidenti! -
- Mi aspettavo più un ' ciao papà come stai, tutto bene?' - Mi deride. Lo guardò male e si sporge per abbracciarmi. In tutti gli anni in cui ho vissuto in questa casa non ricordo lo abbia mai fatto, tutte le volte che avevo solamente bisogno di braccia possenti che mi stringessero in un lungo e caldo abbraccio ricevevo soltanto altra solitudine e tristezza.
- Ciao Sarah, ciao zio Albert. - Mi stacco dall' abbraccio ed una Sierra distrutta e con delle occhiaie visibili a kilometri di distanza viene verso di noi per salutarci.
- Oggi in aereo c'era questo bambino insopportabile che non smetteva mai di lamentarsi; 'portatemi questo', 'datemi questo', 'voglio questo', 'i miei genitori si arrabbieranno quando lo verranno a sapere'. - Dice imitando la voce del bambino e facendo le smorfie. Torna indietro e si butta sul divano.
- Vedo che ti ha dato filo da torcere questo bambino. - Se la ride mio padre. - Si, ridi ridi zio Albert, tu non resisteresti neanche mezz'ora chiuso in aereo! - Fa una faccia sorpresa e poi il finto offeso. Ridiamo entrambe per la sua stupidità.
- Ragazze è tardi, scusatemi devo proprio andare. Mi stanno aspettando per una riunione importante.- Dice alzandosi velocemente per recuperare una giacca appesa in salotto e correre verso la porta.
Io e Sierra ci guardiamo entrambe stupite per poi ridere.
Subito mi ricordo che oggi arriva la mia macchina!
L'avevo imbarcata quando stavo partendo anche io, sono contenta che sia già arrivata! Finalmente non dovrò più salire in quei odiosi taxi.
- Senti Sierra, potresti accompagnarmi a prendere l'auto sbarca oggi. -
- Se dopo mi porti a fare colazione assolutamente si! -
- Perfetto, abbiamo un accordo! - Co stringiamo la mano con fare sicuro per poi scoppiare nuovamente in una risata stupida.
- Vado a lavarmi e torno. - Annuisco e mi siedo sul divano.
Sento passi veloci che si fanno strada in tutta la casa per poi arrivare alle scale e infine in salotto. Sierra sbuca in fretta davanti a me.
- Mi sono dimenticata di raccontarti una notiziona! -
- Sono tutt'orecchi. - Si siede accanto a me e prende le mie mani nelle sue, sembra davvero emozionata.
- Cole mi ha chiesto di convivere con lui! - Non mi aspettavo una cosa del genere. Deglutisco a forza, devo cercare di essere felice per lei.
- È una cosa fantastica! - Un sorriso ebete compare sul suo viso e mi stringe in un abbraccio fortissimo. Ma quanto sono sdolcinati tutti oggi!
- Sapevo ne saresti stata contenta, non vedevo l'ora di dirtelo, mi ha accompagnato lui ieri in aereo porto e me lo ha chiesto, inizialmente non ero molto convinta, ma poi dopo un paio di mesi che stiamo assieme e visto che siamo persone adulte è responsabili mi è sembrato opportuno che andassimo a
convivere. - Le faccio un sorriso di ricambio per poi cacciarla a lavarsi altrimenti faremo tardi.
Torno in stanza per prepararmi: un vestito porpora al ginocchio, un cardigan grigio con una cinta dorata e le décolleté grigie con qualche strass.
Qualche accessorio dorato e delle forcine che raccolgono i capelli ondulati per non farli ricadere sul viso.
Prendo la borsa poggiata sul comodino ed esco dalla stanza per poi aspettare Sierra in salotto.
- Sono pronta! - Dopo una decina di minuti mia cugina si presenta con un jeans una maglietta grigia semplice e le All Star bianche.
La scruto attentamente e si mette a ridere per il modo in cui sicuramente la guardo.
- Andiamo prima che debba controllare cos'hai nell'armadio! - Le dico portandola fuori di casa velocemente.
- Guarda che non tutte sopportano quelle scarpe come te! - Dice mentre apre la sua macchina.
- Tesoro queste sono comodissime! - Ribatto.
- Si, anche queste! - E mentre apriamo contemporaneamente le portiere, alza il piede in aria per farmi vedere le sue scarpe sporche e malridotte.
Alzo gli occhi al cielo e fa un sorriso compiaciuto.
Mette in moto e in pochi minuti stiamo già discutendo animatamente su chi abbia le scarpe più comode.
Dopo venti minuti di viaggio arriviamo al porto dove intravedo subito le macchine che vengono scaricate dalla nave.
Ci dirigiamo subito a chiedere informazioni, pago il trasporto della mia adorata Bentley Continental GT e corro con le chiavi in mano a recuperarla.
Mi sono mancate le sue scintillanti portiere bianche e i suoi interni in pelle nera. Il profumo di vaniglia mi invade le narici non appena entro e mi siedo nel posto del volante.
- Va bene, forse hai vinto tu, se sei riuscita a correre così sono davvero comode le tue scarpe! - Dice Sierra non appena entra in macchina.
Dopo essere arrivate ai parcheggi, le dico di seguirmi con l'auto in un posto dove fanno dei croissant buonissimi. Ovviamente parlo del bar di Eveline!
Accendo la radio e la soave voce di Édith Piaf ne ' La vie ne rose' si fa spazio tra i miei pensieri, e così per il resto del viaggio.
Dopo aver trovato parcheggio entriamo nel bar, e subito Sierra rimane stupita dal locale.
- Mi piace questo locale, è accogliente ma.. stupendo. - Rimango un po' a pensare a cosa abbia detto, ma poi sorriso, felice di non essere l'unica ad averlo notato.
Una ragazza dai capelli rossi racchiusi in uno chignon fatto male, gli occhi azzurri vispi e un sorriso smagliante si presenta davanti a noi.
- Salve, volete ordinare? -
- Si grazie. Per me un thè caldo alla vaniglia e un croissant al cioccolato. - Già pregusto la colazione...
- Per me un caffè d'orzo e una fetta di torta alle mele. - Dopo aver annotato tutto sul blocco notes che aveva si congeda e corre verso un altro tavolo. Oggi ci sono più persone rispetto a ieri.
- Quindi che ne pensi di quando andrò a convivere con Cole? - Mi richiede nuovamente con lo sguardo pieno di speranza.
- Sono felicissima per te Sierra. -
- Poi inoltre è vicino a dove lavoriamo entrambi. - Ora però mi sta stufando.
- Sierra ti ho già detto che sono felice, perché continui a chiedermelo? -
- Scusami, non volevo essere stressante è solo che sono un po' su di giri! -
Dopo poco il suo telefono inizia a squillare.
- Pronto? -
- Ch- che cosa? - Le lacrime iniziano a scendere sulle sue guance ora pallide.
- Si si, grazie, arrivo immediatamente. -
Dopo aver chiuso la chiamata sono indecisa de chiederle spiegazioni o stare in silenzio.
- Sarah, a- andiamo, t-ti prego, C-co-Cole.. è stato coinvolto in un
incidente! - Dice tra i singhiozzi.
- Tranquilla, andiamo, presto! - Come ho sentito pronunciare quel nome, qualcosa dentro me è scattato, dovevo sapere cosa stava succedendo.
Salute in macchina metto in moto e mi faccio indicare la strada da Sierra e arriviamo dopo dieci minuti di macchina. Accosto velocemente e Sierra si catapulta fuori dalla macchina correndo verso le ambulanze.
Scendo anche io e arretro di un passo alla scena che mi si presenta: in una Cole disteso e con le braccia attaccate a dei tubi, nell'altra una donna con vicino una bambina che piange mentre cerca di svegliarla.
Le auto completamente distrutte vengono spostate sul ciglio della strada.
Nello stesso momento la signora Moore scende dalla macchina sbattendo la portiera.
- Dov'è mio figlio?! Fatemi vedere il mio bambino! - Urla disperatamente piangendo.
- Lei deve essere la madre si Cole Anderson? - Le chiede calmo un soccorritore, lei lo scansa facilmente per poi salire sull'ambulanza a prendere la mano del figlio e baciarla tra le lacrime.
Un brivido mi attraversa la schiena e subito mi stringo nel cardigan. Il cielo si è annuvolato, o forse è solo una mia impressione, sono talmente confusa che la mia mente potrebbe giocarmi brutti scherzi.
Dopo poco un ragazzo sulla trentina scende da un'altra auto per correre a prendere la bambina sull'ambulanza per stringerla a se e portarla in auto per poi sussurrarle che andrà tutto bene. Una lacrima amara scende sul viso, non ho intenzione di fermare il suo percorso.
Cinque minuti dopo sono rimasta solo io ed il freddo di questa giornata sulla strada.
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UN AMORE NEL PASSATO
RomanceUna cittadina dell'America del Nord, un ritorno inaspettato, tanti ricordi ed un amore perduto.