{Domenica 17 novembre 1974}
«È la festa di compleanno della tua migliore amica, potresti fare almeno uno sforzo?» chiese per l'ennesima volta il biondo rivolgendosi a sua moglie «Per favore Ly.»
Lyra guardò il ragazzo con uno sguardo sconsolato, ancora avvolta nel suo accappatoio bianco che cominciava a diventare umido «Roger, ho paura! Lo sento che c'è qualcosa che non va.. Non voglio vederla stare male, lo sai quanto mi colpisce.»
Il ragazzo sospirò, guardando la ragazza dallo specchio mentre continuava a sistemarsi i suoi biondi capelli «Camille non sta male, è solo una tua impressione!» esclamò Roger «Come fai a saperlo?»
«Lo so perché l'ho vista come camminava in quella stupida e immensa casa, come indicava oggettini inutili ed esordiva con un "ti piace?"» rispose Lyra alzandosi in piedi, lasciando che il tessuto ruvido dell'accappatoio le sfiorasse i polpacci «Lei non è così! Non riuscirà a giocare per troppo al gioco del fidanzamento, del futuro bambino, dell'essere una brava donna di casa che accompagna gli ospiti nel salotto! Non sa giocare e basta! Lei è troppo, troppo... troppo Mimì per questo stile di vita.»
Roger spostò lo sguardo ancora una volta su Lyra e vide che dai suoi occhi profondi cominciavano a scendere un paio di lacrime che rigavano in maniera dolce il suo volto liscio.
Era il compleanno di Camille e loro due, assieme ad altri amici, erano stati invitati a casa di Kevin per festeggiarlo tutti insieme.
Vivevano assieme da agosto e c'era già stata una proposta di matrimonio, un anello e il trasferimento della bella ragazza francese nella villa del suo futuro marito.
Brian era rimasto in disparte, triste e solo, ad osservare il teatrino della coppia perfetta da lontano mentre rimuginava sull'amore forte che ancora provava per la sua Mimì.
Eppure la sua Mimì, se l'era presa un altro uomo che aveva saputo comprendere subito quanto fosse speciale quella ragazza.
Era Kevin, quello stupido avvocato che si era subito attaccato morbosamente a Camille confessandole il suo giovane amore e che ora se la stava quasi per sposare.
Quando era da solo con i suoi pensieri Brian ripensava più e più volte a quanto le cose potessero essere andate diversamente se solo lui si fosse preso più tempo per riflettere o se solo avesse aperto la bocca per pronunciare un "no" diretto a Christine che nel mentre incominciava a baciargli il collo.
Se avesse fatto tutto ciò ora sarebbe lui al fianco della ragazza e non quel viscido Kevin.
Viscido perché sebbene tutti si complimentassero con loro per la stupenda coppia che formavano, ogni qualvolta che si incontravano con i loro amici, Kevin mostrava Camille come se fosse un trofeo di caccia.
La girava come una trottola, le tirava i fili come se fosse una marionetta, forse la manipolava o forse era solo un'impressione dettata dalla gelosia che scaturiva in Brian ogni volta che vedeva il ragazzo cingerle i fianchi, o quando la baciava sulla guancia e poi le sussurrava qualcosa nell'orecchio.
Diventava una tortura terribile, un rumore straziante, un cappio che stringeva il collo del riccio con forza la vista della nuova coppia che si destreggiava in quel mondo malato esattamente come facevano una volta loro due.
E poi, non c'era vista ancora più terribile di vedere Camille sorridere alle smancerie del suo nuovo fidanzato o vederla ridere mentre lo fissava dritto negli occhi lasciando che il suo sguardo si mischiasse definitivamente con il suo.
Odiava ancora di più com'era cambiata la ragazza da quando stava con Kevin.
Ora si comportava come una futura sposa degli anni '50, puliva e rassettava la casa e dedicava tutte le sue energie a Kevin, che dal canto suo non smetteva di compiacersi di come la potesse controllare in quel modo.
La controllava ancora di più da quando l'aveva rinchiusa nella sua prigione dorata che non era altro che la sua villa personale inoltre, da quando l'aveva presentata alla sua famiglia l'aveva spinta violentemente in un abisso di regole e di tradizioni che non le si addicevano nemmeno lontanamente.
Eppure l'unica cosa che Brian poté fare fu quella di conversare su di lei con Lyra che, fortunatamente, si ritrovò nelle impressioni che aveva il suo amico e per quanto avesse fatto soffrire Camille, si ritrovò anche a dargli ragione ed annuire energicamente a tutto ciò che vedeva di sbagliato nella relazione tra i due.
Rinchiusa in quell'immensa e inutile casa, anche Camille si ritrovava a rimuginare su quanto si fosse sbagliata su Kevin.
Quando si era appena trasferita, ancora fresca dalla rottura con Brian, tutto procedeva alla perfezione come quando si vede un'opera teatrale.
C'erano battute ed atti che entrambi seguivano con smania, con passione, con perfezione ma poi, tutto si ruppe improvvisamente ed ora, quella casa che all'inizio considerava bellissima non era diventata altro che uno sfondo falso, dipinto alla perfezione per attrarre ancora di più la preda nella trappola.
Anche quello stupido e piccolo anellino che la ragazza portava sull'anulare era una farsa, un modo per imprigionarla ancora di più tra le braccia del giovane avvocato.
Lui era una morsa ed anche la sua stupida e cocciuta famiglia lo era.
Lo era suo padre con cui passava intere domeniche pomeriggio nel suo studio a ridere ed a fare battute e lo era ancora di più sua madre che perlustrava lei e la casa nella stessa identica maniera.
Entrambi si aspettavano solo due cose da lei: il matrimonio e il futuro Kevin Junior che avrebbe portato avanti la finta-dinastia dei Dakworth.
Eppure per quanto Kevin cercasse di convincerla, assieme alla madre, Camille si ritrovava a scuotere la testa e spiegare quanto non si sentisse ancora pronta a riprovarci dopo il trauma dell'aborto.
Se questa risposta andò bene a Kevin per qualche mesetto, ora lo rendeva nervoso ed irascibile, a volte lo faceva urlare contro la povera ragazza che regolarmente decideva di abbandonare la conversazione ed andarsene a dormire in un'altra stanza con le lacrime agli occhi mentre pensava a quanto le mancasse la sua vita di prima.
A quanto le mancasse Brian.
«Io proporrei un brindisi alla mia bellissima festeggiata!» esclamò Kevin mentre alzava la flûte verso il soffitto beige del salotto «A Camille.»
Come un piccolo teatrino di marionette tutti gli altri invitati alzarono le loro flûte esclamando in coro il nome della ragazza, che regalava un sorriso imbarazzato a tutti gli invitati.
Camille osservava tutti gli invitati, ma solo in Lyra, Roger, Veronica e John riconosceva dei volti cari che la rincuoravano grazie ai loro sguardi diretti esattamente verso lei e non solo verso Kevin a cui veniva data sempre la parola.
Non le era nemmeno permesso bere, ordini della futura suocera, dato che pensava fermamente che anche solo una goccia di alcool avrebbe causato uno sbalzo ormonale all'interno del corpo della futura nuora.
«Chamomile, tesoro.» disse Kevin rivolgendo il suo sguardo autoritario verso la sua ragazza «Vai a tagliare la torta e portala agli invitati.»
Avrebbe voluto urlargli mille cose in quel momento, ma l'unica cosa che si limitò a dire fu «Certo.»
«Ma dai Mimì, ti aiutiamo io e Lyra!» esclamò Veronica alzandosi in piedi mentre sollecitava a Lyra di fare lo stesso con un movimento veloce della mano.