IV

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                                 14 ottobre 2051

La ragazza vestita di nero fece un ultimo urlo straziante, ma, si fermò appena vide il sorriso della madre mentre ella cadeva nel vuoto, la donna in quella frazione di secondo pronunció anche delle parole,forse, non è detto.

L'angolo era lì, a guardare la scena, sentiva due dolori devastanti. Il dolore di una madre consapevole di dare uno spettacolo orribile alla figlia. Il dolore di una figlia, nel vedere l'abbandono più brutto che ci possa essere da un genitore. É tutto una frazione di secondo. Il corpo della donna scompare fra le onde. Gli occhi della ragazza stanchi e come se fossero senza anima. "É morta una persona, ma se ne sono andate due anime."

Lei ha bisogno di me.
Ecco la mia umana.
Hope, bel nome. Significa speranza, ma in questa povera ragazza non ci vedo niente di tutto ciò.
L'ho inseguita fino a casa, corre veloce. Ha rotto tutto.
Ha corso di nuovo, più lentamente.
Senza fiato.
Ora siamo di nuovo alla scogliera, da qualche giorno, notte e dì, lei è seduta sotto un albero, guarda la punta dello scoglio. A volte si avvicina, poi guarda giù.
Piange.
Fa cadere lacrime in modo che si uniscano al grandissimo mare.
Urla.
Sta in silenzio.
Lancia sassi.
Ieri si vedevano le luci della polizia sulla spiaggia, si immagina bene il motivo per il qualche fosse lì.
Ma lei, in silenzio, a non far nulla.
Un'agente, non so per quale motivo, salì in cima, probabilmente per vedere se ci fossero state delle prove, per capire se fosse stato suicidio o meno, ma ci trovò solo la ragazza in nero con i piedi a penzoloni verso il mare.

"Tranquilla piccola, va tutto bene, dammi la mano, vieni" disse l'uomo in divisa.

"Non fare come se ti importasse, eh si, tranquillo, non farò come mia madre" rispose la piccola Hope con voce stanca, sicura, ma anche tanto distaccata..come se a parlare non fosse lei.

Il poliziotto a quel punto capì cosa fosse successo, costrinse la fanciulla a seguirlo, non poteva lasciarla lì, in fondo aveva 14 anni. Lei non obbiettò, non disse nulla, o forse si, magari nella sua mente, fatto sta che da lì in poi nessuno,o quasi, udì più la sua voce.
Portarono la ragazza in una specie di ospedale psichiatrico, nello specifico una struttura per ragazzi che hanno subito traumi.
Hope non si sentiva parte di quel posto, ma lei, non si era mai sentita parte di niente perciò andava bene così.

"So che ci sei"
"Avanti,lei me l'ha detto"
"E poi, quel sorriso non è da umano."

A quel punto l'angelo si girò verso il corpo disteso nel letto  della ragazza, non sentiva la sua voce da un sacco di tempo, ma non capiva con chi parlasse o a cosa si riferisse.

"Per favore...
Mi sento così sola. Lei mi mimò con le labbra -ti affido a lui- e si abbracciò con le sue stesse braccia prima di scomparire tra le onde del mare...
Sai, quando ero piccola e la mia vita non faceva così tanto schifo mia madre mi leggeva una storia "Angelo custode" probabilmente la so ancora a memoria, il libro finiva con una frase scritta in penna da mia madre: se mai dovesse succedere ti affido a lui. Ho capito perfettamente queste parole in quella frazione di secondo, e se non a questo, non so a cosa associarle. Ti prego, se ci sei, parlami. Sono stanca di sentirmi sola." Disse lei con il volto rigato ancora di lacrime.

A quel punto, l'angelo, sentì uno strano formicolio, noi umani probabilmente la chiamiamo "stretta allo stomaco", la figura mitologica non sapeva il perché si sentisse così legato a quella ragazza, perciò decise di fare una cosa: era molto stanca, non voleva affaticarla, si avvicinò e le baciò la fronte, la ragazza vide l'angelo, ma subito dopo si addormentò sussurrando:
"Lei aveva ragione"

Fai bei sogni, piccola Hope.

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⏰ Last updated: Mar 13, 2019 ⏰

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Angelo custode.Where stories live. Discover now