Chapter 12: Crazy=Genius

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"Perchè tutti quei bracciali, Michael?".
"Non voglio vedermi".
"Vederti?".
Prendo una pausa veloce, creando una linea curva sul foglio, rendendo piú morbido quel dito severo.
"Sí. Sin. Peccato. Peccatore. Io. Vedermi".
"Tu non sei un peccatore, Michael".
Una risata squarcia il silenzio, e solo dopo qualche secondo mi rendo conto che la risata è la mia.
"Siamo tutti dannati, dottore".
"Non è vero, e tu non lo sei".
"Le voci nella mia testa dicono cosí".
"Ignorale. Non esistono".
Un sorriso curva le mie labbra mentre contemplo il mio disegno, girandolo poi per mostrarlo a Fitzgerald.
"Vede? Impone. Il mio marchio, la mia condanna. Impone, capisce? Vuole che io dia retta a uno stupido schizzo d'inchiostro sul mio polso. Determina chi sono e con chi saró. Io non sono neanche un peccatore, no, non sono così importante. Io sono un peccato, qualcosa che viene commesso di nascosto. Brutto, sputato, che disgusta gli altri. Sono un peccato, dottore, capisce?".
Un'espressione pensierosa fa corrugare la fronte a Fitzgerald, quando una nuova risata lascia le mie labbra.
"No, dottore, lei non capisce, e mai capirà. Lei è dannato, io sono la dannazione. Lei è un peccatore, io sono il peccato. Lei puó essere salvato, io sono senza speranza".

"Un appuntamento ogni due settimane per tre mesi dovrebbe sistemare la situazione. Il nuovo tatuaggio e la consapevolezza che la ragazza sia una predatrice ha sconvolto i suoi equilibri. Inoltre mentre disegnava ha cominciato a pensare ad alta voce, e ha detto di aver evitato i medicinali per poter bere, quindi aumenterei il dosaggio a tre pillole al giorno per due settimane, per poi tornare a quello normale. Oh, e Ashton: tienilo lontano dall'alcol e fallo svagare in modo sano. Ha bisogno di creare, non di distruggere".
Le parole dello psicologo mi giungono lontane, attutite, ovattate mentre torno cosciente, trovandomi steso sul mio divano coperto da un leggero trapuntino nero.
Con gli occhi ancora velati di sonno noto la figura di Ashton chiudere la porta, quando Calum fa il suo ingresso in soggiorno.
"Ho trovato quattro boccette di pillole, direi che per un po' non ne ha bisogno".
"Faccio sempre scorta, ormai la farmacista mi conosce" mormoro alzandomi a sedere, facendo cadere il blocco da disegno e la matita a terra, ma nessuno se ne cura.
Ashton e Calum si girano immediatamente verso di me, un sorriso tirato sulle loro labbra.
"Luke ha chiesto tue notizie, ha detto che non voleva lasciarti qualche ora fa ma doveva andare a prendere Cecilia" esclama Calum, sedendosi accanto a me, ed alla menzione della bambina sorrido.
"Hey, Ash, puoi chiamarli? Chiedi a Luke se puó portare Cecilia qui, ho voglia di dipingere" propongo, ed un sorriso tutto fossette fa capolino sulle labbra di Ashton.
"Certo. Nel frattempo sono rimasti dei noodles, ne vuoi un po'?".
"Certo" sospiro, massaggiando piano la testa, quando sento Calum mormorare, allontanandosi con Ashton: "i medicinali hanno cominciato a fare effetto. Non voglio piú vederlo sull'orlo del baratro".
Oh, Calum, manca poco al mio punto di rottura.

Holy || Muke Clemmings Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora