Non è un capitolo

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~ Vinculum Vitae ~

Piccola nota:
Vi avverto, prima che arrivino i vostri meravigliosi commenti a colorare le righe, che non sono l'unica autrice di queste parole. Chiamiamolo... "intreccio di anime e dita".
Alla fine scoprirete chi è l'altra persona e il perché di questa parentesi.
Chi segue "Anima di Carta" si ritroverà la stessa cosa anche di là, ma sono sicura che mi perdonerete.

◆◆◆

Il sole era nascosto tra ammassi di nuvole grigie.
Un paesaggio invernale, solitario e immobile, si estendeva davanti a lui, mentre si trascinava per le vie desolate e ridestate ai suoi occhi solo dal lento trascinio delle foglie morte.
Il vento soffiava facendole volteggiare leggiadre tra i suoi piedi stanchi e i passi confusi e incerti.

Tornava a casa, sconfitto.
Teneva lo sguardo incollato alle sue mani, per non guardare il paesaggio che lo circondava.
Intorno a lui, ricordi di un passato sordo scendevano come pioggia sulla neve, invisibile tormento che scioglie un incanto morbido e bianco.
Davanti a lui la promessa di qualcos'altro.
Dinanzi a lui la speranza; quegli occhi, incontrati per caso.
O forse il destino aveva voluto alleviare le sue pene.

Aurora restò a osservare quel tormento.
In dono, Demien ebbe un sorriso sbiadito fra la nebbia condensata tra lo spazio che li separava.
Le sue mani allungate e sospese nell'atmosfera offuscata.
Bruma nell'aria, generata dalla sua mente assuefatta e oltraggiata dall'effluvio caldo e dolce, che la sua Dea portava come miracolo per la vita di un uomo sconfitto, dall'anima sola.

Gli passò accanto sfiorando l'epidermide sepolta sotto strati di tessuti. Distrattamente proseguì senza accorgersi di un Demien immobile e tremante sotto gli indumenti, il quale si limitò a seguirla con lo sguardo, per cercare ancora... per tentare di incontrare ancora quegli occhi; quel tenero e docile sospiro di vita.
Soffio di grazia per una meta fatta di sogni utopistici e speranze.

Ci credeva davvero Demien.
Credeva di poterla toccare ancora, credeva di poter stringere di nuovo fra le sue mani la padrona di tutti i suoi istinti, l'irresistibile canto del cuore, l'amore.
Ma si ritrovò con un pugno serrato nel quale chiuse tutta la sua amarezza.
Il suo nome fra le dita: Aurora.

Immagine irrazionale, irraggiungibile, che non poteva essere dimostrata dalla forza logica del pensiero. Ma veduta, con l'intervento dei sensi, e tangibile fra pelle e muscoli contratti nel freddo vuoto della sua scia.

Abbassò di nuovo lo sguardo restando ad ascoltare il rumore cadenzato della danza nel suo petto finché, solo, non raggiunse di nuovo la sua tana, il suo rifugio.

Rimasto a lungo sulla soglia ad assaporare quel che restava dei suoi ricordi, si intrise di lacrime divine; poi entrò.
Il suo cappello ruzzolò tra le fronde del portabiti, rassegnato, come un uccello ferito che stramazza al suolo esanime.
Violento, ingoiava avidamente ogni angolo del suo essere per risputarlo al mondo, secco e arido, come la sua esistenza.

Sul tavolo, poggiate ancora le righe scritte nella sua ultima notte insonne.

"Ogni cosa mi parla di te, mia adorata.
Un solo pensiero rivolto a te, e nel silenzio, sento esplodere una moltitudine di note a comporre la tua melodia. 
Mi perdo nella dolcezza di ciò che siamo stati; meraviglioso e assoluto compenso per la nostra stessa esistenza, amore mio.
Meraviglioso quadro dipinto da nobili serafini ai piedi dell'Altissimo Sovrano.
Come me ora, inginocchiato sotto la tua evanescente sfumatura, fisso i tuoi occhi, la tua imperiale e immortale bellezza, mia Venere dolce che rendi feconde le sponde di un cuore che aveva fallito.
Ma la tua anima fragile, andava difesa, custodita, protetta.
Ora ti tengo qui, con me, nel cuore, dove saprò proteggerti dal mondo intero.
Giorno e notte si inseguono infiniti, e scopro quant’era dolce un tuo sorriso, e quanto è dura la vita in assenza di te.
Avrei voluto poter fare di più per te. Avrei voluto estirpare tutto il male, avrei voluto vederti sorridere sempre, ogni giorno, ogni ora.
Vorrei poterti vivere ancora, starti vicino, abbracciarti, sentire il tuo respiro fondersi con il mio.
Ma so dove trovarti...
Quando è sera, alzo gli occhi al cielo e punto lo sguardo a Nord, dove la vita ci ha regalato il nostro angolo di paradiso. E mi nutro del tuo respiro per seguirne il profumo e la strada più corta che porta da te; perché tra milioni di stelle, io ti riconosco.
Tutte le volte che il cielo le accende, sto lì per ammirarti, sto lì per salvarti, ogni volta che poi tu diventi la mia stella cadente.
Sulle tue note, danziamo al buio insieme, insieme..."

Prologo

Fa freddo. I campi sono ricoperti da una folta coltre di tenebre e le nubi sono nere.
I giorni si rincorrono inquieti e danno alla luce settimane solitarie e mute come inumazioni, mesi di fango fatti di niente e anni intrisi di consapevolezza che, anche l’ultimo, non sarà mai l’ultimo.
Da tempo ho varcato le soglie della terza età, anche della quarta oserei, ma la mia vita continua a trascinarsi oltre i limiti che la natura di solito permette agli esseri umani.
Una vita a credere che Dio si fosse dimenticato di me e adesso... la conferma. Per Lui non esisto. Non ha da scomodare l’angelo della morte per me. Già. Ma non ho fatto nessun rito pagano per vendere la mia anima. Credo, anzi ne ho la certezza, che la mia dannazione era scritta nelle pagine del destino.
Basti pensare al nome che hanno scelto per me, prima che io venissi alla luce: Demien! Una beffa del destino.
Per anni lo sono stato, un demone, e per alcuni lo sono ancora.
Quanto tempo è passato! Quanti anni da quel mondo grondante di sangue e di morte. Dalle guerre per la gloria. Dai tumulti. Dal suono dei corni. Dai cimieri di penna d’oca che ornavano gli elmi. Dagli amici perduti. Dai tradimenti.
Quanti lontano da lei, la fiamma riarsa dopo una tempesta di spade.
La mia Aurora. La stella che ha oscurato il mio cammino fino a farmi perdere la ragione.
Sono troppe le memorie, troppi ricordi si affollano nella mia ormai datata mente, come foglie d’autunno che cadono e s’ammucchiano ai piedi di un albero.
Ma non aspetterò che il vento li soffi via. Ho deciso di inciderli su pergamena oltre che nella storia.
Ci avevo già provato in passato. Credevo che impugnare la penna e farla scorrere sulla pergamena o sulla pelle raschiata, sarebbe bastato per creare una storia. Mi sbagliavo.
Troppi ricordi esplosero in pochi istanti e diedero largo spazio a sentimenti che non provavo da troppo tempo. Mi tuffavo nel mio passato e un groppo mi serrava la gola fino a togliermi il respiro.
Stavolta è diverso però. Racconterò tutto come se non l’avessi vissuto di persona, come farebbe un vero scrittore, o un drammaturgo.
“Sfuggi alla realtà?” mi avrebbe deriso mio padre. Già. Mio padre, il grande signore e principe di Windsor, che Dio lo abbia in gloria e lo accolga tra i santi di ieri e di oggi, era un figlio di puttana, che ha venduto la sua gente e le sue terre per una ragazzina. La figlia del conte William.
Ma andiamo con calma.
La pioggia sta cominciando a cadere da nuvole scure che sembrano penzolare in un cielo ruvido e torvo.
Fa freddo. E faceva freddo anche quando tutto ebbe inizio.

Titolo: ancora non ci è arrivato alle meningi, scusate

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Titolo: ancora non ci è arrivato alle meningi, scusate. T_T

Trama: appena ne abbiamo una è nostra premura comunicarvela e magari pubblicare ste cose su un libricino solo soletto. \(^O^)/

Genere: questi sono dettagli, non frega a nessuno u.u

Autori: questa la sappiamo! Contenti? ヽ(^0^)ノ
Me medesima e........ Rullo di tamburi e tamburini...... wind_writer
Esatto! Proprio lui. Draghetto! Ma l'originale sta volta (-‿◦)

In realtà ci sono dentro solo per evitare la chiusura anticipata del libro per carenza di protagonisti. Il mio collega è affetto da raptus omicidi, ed è un pelino drammatico, quindi... onde evitare di leggere solo sciagure, sventure, tragedie e catastrofi, e calcolando che il protagonista è in quarta età e probabilmente dovrà vivere per secoli, ogni tanto un sorrisino come premio dovrà pure averlo sto disgraziato no?

Comunque, intanto vi siete beccati il prologo e l'eventuale copertina (incompleta), sempre che non si rivolti il mondo dei mortali e degli immortali, e poi niente...
Ci vediamo prossimamente (più che prossimamente -.-)

Suzette e Dreamy.

Il Laboratorio di Strega Sorcia Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora