Capitolo 74: Ariel e Eric

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Il campanello aveva suonato alle sette in punto di sera. E Jay era di fronte a me con una camicia azzurra e dei pantaloni neri. Lo avevo salutato con un veloce bacio sulle labbra, e poi l'avevo fatto accomodare dentro casa.

«Justin!» esclamò felice mio padre, andandogli a stringere la mano.

Dalla smorfia di Jay, capii che la mano, mio padre, gliela stava stritolando. «Piacere di rivederla, signor Kelley.»

«Il piacere è mio, dai, vieni pure. Accomodati!»

Jay mi lanciò un'occhiata come per dire: "aiutami" ed io ridacchiai sotto voce. Lui salutò anche mia madre e quest'ultima corse a posargli due grossi baci sulle guance.

Prendemmo posto attorno al tavolo, nella sala da pranzo preparata appositamente per la cena, e da sotto il tavolo, presi la mano di Jay.
Lui fece intrecciare le nostre dita, e questo gesto fece sorridere entrambi.

***
Finito anche il primo, mia madre aveva le lacrime agli occhi per le risate. Mio padre si era lasciato andare, facendosi scappare qualche risata all'ascoltare una delle mille storie dell'infanzia di Jay. Mi aveva raccontato, tempo prima, di alcuni aneddoti, e tutti erano stati divertenti.

«Al che mi sono accorto che non era acqua, ma vino!» sorrise, con gli occhi neri illuminati. «E, dannazione, avevo solo otto anni. Mio nonno aveva scambiato il suo bicchiere con il mio.»

«E poi che hai fatto?» chiese mamma curiosa, mentre Mary ci portava il secondo.

«Ho sputato tutto su mia sorella.» rise anche lui e tutti ci facemmo scappare una sonora risata.

«Povera Jodie!» dissi, per poi bere un sorso d'acqua.

«Povera Jodie? Ero io la vittima!»

Risi nuovamente e poi affondai la forchetta nel pollo.
Mio padre per il resto della resata decise di fare un interrogatorio a Jay. Progetti per il futuro, ambizioni, sogni. Era stato anche piuttosto gentile e pacato.
Tutto ciò mi stupì particolarmente.
A mio padre interessava molto sapere con chi trascorrevo il mio tempo.
Entrambi i miei genitori volevano che non mi facessi influenzare da cattive compagnie o amori tossici. L'ultima cosa che volevano era vedere la loro -ormai- unica figlia cadere in qualche trappola addescata dalle persone sbagliate.
Durante il dolce, invece, mia madre aveva deciso di mettermi in ridicolo.

«Devo avere quella foto da qualche parte, maledizione! Justin, dovevi vederla! Keira era bellissima!»

«Ci credo.» sorrise lui.

«Ti ha mai parlato dei suoi saggi di danza classica? Era adorabile con quel tutù rosa.»

«Mamma.» ringhiai con la bocca piena.

«Keira, non parlare mentre mangi. Ma chi te le ha insegnate queste cose?» disse mio padre, bevendo un po' di vino rosso e guardandomi serio.

«Scusa.» dissi continuando a masticare, ricevendo un'altra sua occhiataccia.

Poi calò un silenzio piacevole.
L'unica cosa che sentivo erano le forchette che sbattevano contro la ceramica bianca per tagliare la cheescake ai mirtilli.
La più buona che io avessi mai mangiato, per giunta.

«Sono felice che dopo quel... periodo, uhm, difficile, voi due siate tornati amici.» disse mio padre, incrociando le mani sulla tavola.

«Peter, non sono solo amici.» disse mia madre.

Lui le fece con la mano segno di lasciar perdere. «Ottimi amici.» si "corresse".

Io sorrisi, roteando gli occhi al cielo divertita. Jay sorrise anche, e sembrava rilassato. Forse si stava ambientando. Sperai che non si sentisse più a disagio. Lo guardavo di profilo, e mi perdevo in quei tratti che solo io potevo sfiorare.

Il mio telefono si illuminò, rivelando un nuovo messaggio da parte di Mille.
Era una foto.
Era a New York?

Millie: ciaooo, guarda! Oggi mi sono svegliata con voglia di New York ed ho preso il primo volo. Torno la prossima settimana, vuoi che ti porti qualcosa? Ti saluta Manny, mio cugino!

Keira: Proprio non ce la fai a stare ferma, eh? Un bel souvenir sarebbe gradito, sai! Salutami Manny, ci sentiamo in questi giorni.

«Mamma, Millie è a New York.»

«Ma davvero? Che carina, è da sola?»

«Con suo cugino Manny.»

«Ah, Manny!» sorrise lei. «Ricordo la cotta che si era presa Harriet per quel biondino. Sbaglio o è stato il suo primo bacio?»

«Già» sorrisi, spegnendo il telefono. «E il suo primo fidanzato.»

«Ma certo, Manuel!» aggiunse mio padre. «Ha poi risolto quel problema di... gestione dello stomaco?»

«Papà!» lo rimproverai.

«Che c'è? Volevo solo accertarmi che la sua stitichezza se ne fosse andata. Ricordo l'ultima volta che l'ho visto, l'ho sentito dall'altra stanza mentre parlava col fratello al telefono: 'Suo padre fa paura, me la vorrei fare addosso ma non ci riesco!'»

Concluse il tutto, ridendo malefico.
Jay drizzò la schiena sulla sua sedia, io gli posai una mano sul ginocchio e glielo accarezzai. Sorrisi e lo rassicurai con gli occhi, lui sorrise a sua volta. Mia madre si scusò con Jay per il comportamento "spaventosamente protettivo" di suo marito. Papà era ironico, certo, ma mica tanto.

Quando i miei vennero distratti da Mary, chiesi a Jay se avesse voglia di andarsi a fare un giro. Lui rispose di sì, immediatamente. Gli stavo facendo un favore.

«Beh...» mi schiarii la voce. «Noi andiamo a fare un giro.»

«Domani c'è scuola, non fare tardi.» disse mia madre.

«E Justin, riportala tu a casa. Non voglio che vaghi da sola di notte.» aggiunse mio papà.

«Assolutamente!»

Perdemmo cinque minuti in ringraziamenti e 'saluti alla famiglia' e 'torna presto a trovarci'.
Alle nove e quarantotto di sera, avevamo chiuso la porta di casa.
Tirammo un lungo sospiro di sollievo, entrambi. Poi scoppiammo a ridere ed intrecciammo le nostre mani.

Camminammo in silenzio, sotto al cielo scuro illuminato da qualche lampione. Tra le case con le luci accese e le tende spostate di poco da vicini impiccioni che volevano farsi gli affari degli altri. Vicino agli anziani che portavano a spasso il loro cagnolino, e alle ragazze che andavano a correre in pantaloncini.

Miami sapeva di mare, lo si sentiva nell'aria. Era come camminare in mezzo ai pesci, al sale, alla salsedine.
E mano nella mano con Jay, mi sentivo Ariel vicina al suo principe Eric. Fiabesco, infantile, ma tremendamente fantastico.

Le nostre ombre che man mano si uniformavano sempre di più con il suolo scuro, le nostre dita che sudavano per il contatto così stretto.
L'altezza di Jay che mi sovrastava e mi faceva sentire una bambina.

«Dove stiamo andando?» chiesi.

Arricciò le labbra in un sorriso furbo e si portò il dorso della mia mano all'altezza del viso. Ci lasciò un bacio sopra e proseguì di fianco a me, senza degnarmi di una risposta.

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Buongiorno! Scusate davvero tantissimo la lunga pausa, ma fra il mio compleanno, l'inizio della scuola e gli ultimi giorni di "vacanza" (ovvero giorni senza dover studiare per ore ed ore) non ho avuto tempo di scrivere. E, ammetto, mi mancherà molto scrivere di Jay e Keira.
Come vi è sembrato il capitolo?
Più tardi pubblico l'epilogo perché, ebbene sì, questo è l'ultimo capitolo di Sopra lo stesso tetto. Spero che la loro avventura vi sia piaciuta, grazie mille per aver letto e buona giornata ❤

-Alessia

Sopra lo stesso tetto | #Wattys2019Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora